Lo sport ti fa licenziare

Una storia assurda che potrebbe capitare a chiunque

Il lavoro nobilità l’uomo e lo sport oltre a fare bene alla salute potrebbe in Italia diventare strumento per far leva e licenziare un’intera famiglia. 

Vi racconto una storia, la storia di una parte della mia vita personale che si intreccia con la vita sportiva e atletica; la racconto sulla base di fatti documentabili, perchè si possa capire che un datore di lavoro per quanto dica che l’azienda (in questo caso una S.p.A) sia la sua, non può e non deve mai più arrogarsi in Italia il diritto di eleggersi a padrone del tempo e della vita privata dei suoi dipendenti.

 

"Lo sport che pratichi e le gare a cui partecipi stanno rovinando l'immagine dell'azienda"

così mi ammonì verbalmente in una riunione aziendale il mio ex datore di lavoro, nove mesi prima del licenziamento senza preavviso e per causa oggettiva. Il datore di lavoro con evidenti azioni di alterazione della realtà, prima crisi aziendale non documentata, poi riferendo di presunti litigi con fornitori e arrampicandosi sugli specchi, fino a pensare per false convinzione che avessi un altro lavoro mi fa buttare fuori dai suoi fedelissimi collaboratori, non avendo la faccia di comunicarmi tale decisione guardandomi negli occhi.

Sequestrato il computer aziendale per inscenare una falsa causa di violazione di codice etico, mi fece allontanare immediatamente dall’azienda dove vi lavorava anche mia moglie, licenziata 6 mesi dopo per mancanza di occupazione avendole tolto tutte le mansioni.

Una famiglia giovane (40 anni) con due bambini piccolissimi, mutuo di casa da pagare e tenore di vita costruito in 12 anni di lavoro, in Italia può ritrovarsi senza lavoro dalla sera alla mattina: causa? Lo sport! 

In tre anni di sport e gare mai un giorno di malattia e una grande quantità di ferie accumulate e da consumare tanto da essere messo ogni anno in ferie forzate.

Se non avessi costruito la mia resilienza e forza psicologica con lo sport di endurance in contesti naturali forse ora non starei raccontando questa assurda e fantozziana storia perchè forse l’epilogo sarebbe stato un altro.

Sono trascorsi dieci mesi e l’unica spiegazione che riesco a darmi, è l’unica causa che ritrovo in quella ignobile frase sullo sport, confermato anche dal fatto che durante il licenziamento mi fu riferito che la ragione non era da ritrovare nella condotta lavorativa ma in un motivo strettamente personale con il datore di lavoro.

Perdere il lavoro non è la difficoltà maggiore a cui far fronte, quanto adattarsi istantaneamente a condizioni totalmente diverse dal tenore di vita medio alto a cui si era abituati in quattro persone, tenore costruito con sacrifici in tanti anni.

Cosa si fa? Disdetta di contratti, eliminazione istantanea di tanti benefit familiari, spostamenti di denaro per sopperire al cambio di vita radicale istantanea per evitare di perdere la casa e i propri sogni.

Il lavoro non si può togliere dalla sera alla mattina contemporaneamente al marito e alla moglie solo perché accecati dall’invidia verso un proprio dipendente che praticando sport ha cambiato e migliorato innumerevoli aspetti fisici e mentali della propria esistenza.

È come puntare la pistola carica alla tempia, sparare, ferire a morte e portare la persona all’agonia sociale, si, perchè un uomo, un padre che perde un lavoro si sente una nullità sociale nei confronti dei figli, anche se quel padre sorride sempre, ride, scherza e continua a fare sport ed immaginare nuove sfide lavorative e sportive.

Concludo dicendo che la situazione surreale è pensare che voleva addirittura sponsorizzare la mia attività sportiva come atleta, mi incentivava, insieme alla sua compagna, a produrre argomenti sui social, consigliandomi anche la produzione di video su youtube, espresse anche la volontà di far installare uno scalda acqua in ufficio per consentirmi di fare una doccia calda dopo l’allenamento in pausa pranzo. Stava solo producendo prove per creare la giusta causa di licenziamento collezionando i miei post per dimostrare che in orario di lavoro producevo materiale sui social e che occupavo il tempo della pausa pranzo per allenarmi.

Come avrebbe detto il grande Totò spingendo il gomito del suo interlocutore: “Ma mi faccia il piacere!”