Il suono profondo del silenzio

Viaggiare è mettersi all’ascolto del silenzio nella profondità dell’anima

Lascia dietro i rumori, abbandona le certezze e mettiti all’ascolto di una voce che dal profondo della tua essenza emerge dirompente.

Qualche settimana fa, scrivevo della solitudine come condivisione del tempo con se stessi e come la solitudine non debba essere considerata un distaccarsi e isolarsi dagli altri.

L’apertura al mondo che si prova attraverso la solitudine è esattamente la voglia di ascoltarsi nel profondo per far emergere quello che di più intimo ci appartiene. Quei sentimenti, quelle paure, che affiorano ci dicono come vorremmo essere realmente. Molte volte le sovrastrutture create dalla società e dai gruppi di persone frequentate per una vita intera, ci inducono a non apprezzare le intrinseche sensazioni e parole che ci giungono dall’anima.

Siamo disturbati da interferenze quotidiane che non permettono all’essenzialità di venire fuori.

La società ci espone ad un rumore perenne, a mio avviso, per evitare che le vere individualità possano distinguersi uscendo dagli schemi radicati ed essere più sicuri.

Il silenzio è un Viaggio.

Quante volte ci capita di dire a noi stessi cosa è buono o sbagliato nei confronti della nostra stessa esistenza in relazione agli altri? Vi sarà capitato, come spesso capita a me di non dare ascolto al corpo o alla mente solo perché si ha paura di essere giudicati diversi e quindi non accettati per quello che si è realmente? 

Quando si tira fuori il proprio essere ci si espone all’intera società, si sgretolano i modelli per realizzare i propri sogni, la vita diventa più eccitante, la mente evolve, migliora lasciandosi dietro una scia di giudizi.

“Tutti bravi a criticare come sei diventato, magari solo perchè non hanno il coraggio di guardare come sono rimasti indietro…”

Ho appurato dalla mia esperienza che la paura di essere giudicati diversi, proviene da un vissuto personale, da ansie da prestazione, da modelli non personali inculcati, per far si che si seguano strade sicure già battute da altri con ottimi risultati ma non la propria strada, quella che si sente realmente dentro.

Le strade integre, perfette, senza nessuna buca, senza incertezze, la cosiddetta “strada spianata” non mi si addice, anzi mi è anche molto scomoda.

La società odierna ci espone ad un meccanismo di invecchiamento precoce, “ormai sei padre”, “ormai sei arrivato”, “ormai non hai più l’età per sognare”, “ormai un lavoro ce l’hai”.

La vita ci appare sempre di più come lista della spesa con tanti punti da spuntare con una penna. La scuola, il pezzo di carta per avere la certezza del posto fisso, il concorso per il posto fisso, lo stipendio buono, se hai seguito alla lettera la lista della spesa, accumulare soldi per avere una garanzia per il mutuo, comprare la casa, accumulare altri soldi per arredarla, sposarsi, fare figli, crescerli. 

“Ormai sei arrivato!” 

Bravo hai conquistato la vetta della società odierna seguendo la retta strada come nel gioco dell’oca.

Qualsiasi altra strada ti esporrà al giudizio universale.

Ci chiediamo il perché dobbiamo essere precocemente anziani nella mente e seguire un cammino prestabilito come nel gioco dell’oca? Non dico che la scuola non sia importante anzi lo è tantissimo, non dico che non è importante conservare soldi per un futuro ma penso che se seguissimo realmente quello che siamo, ascoltando cosa siamo realmente, magari il grande gioco dell’oca della vita potrebbe essere più entusiasmante per tutti e più vero e meno precostruito.

Parlo spesso di obesità della mente che inevitabilmente rende obesa l’anima. Obesi nella mente, vuol dire non cercare la capacità di abbassare il volume del rumore assordante della quotidianità per mettersi in silenzio ad ascoltare se stessi.

Praticare sport in contesto naturale è diventato una forma di alta meditazione, di progresso ed evoluzione continua.

Allontanarmi dal vivere quotidiano, mi permette di abbassare il volume della realtà di tutti i giorni, sintonizzando la mente sulle frequenze interiori. 

Non è evadere dalla realtà, non è isolarsi, non è creare una realtà parallela ma è sperimentare che il silenzio è la conquista dell’animo umano che permette di creare una casa senza pareti per sentire l’unione con il Tutto, scoprire l’infinitesimale piccolezza di cui sono fatto, per guardare la grandezza della realtà in cui esisto.

Tempo e silenzio per vivere se stessi.

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